Fonte Giornale di Bergamo del 16-02-2012
Precari SAME una questione di bottega.
Sono uno di quei precari che all’inizio di novembre scorso ha presidiato i cancelli della Same di Treviglio per protestare contro il pretestuoso mancato rinnovo del proprio contratto di lavoro da parte della direzione.
Insieme a me ne sono stati all’ontanati altri venti, delle più svariate età anagrafiche, quasi tutti ridotti a zero euro al mese, in quanto privi di ogni ammortizzatore sociale.
La Same, dopo averci ben spremuto per molti mesi del 2011, ha deciso di darci il benservito costruendo una situazione interna di “calo delle commesse” in modo tale da “giustificare” la nostra espulsione.
Si è dichiarato un breve periodo di cassa integrazione per qualche reparto e qualche linea, per far sì che nessuno potesse formalmente impugnare la questione.
Ma le bugie hanno le gambe corte.
Infatti, dopo che l’amministratore delegato aveva dichiarato al sindacato che non avrebbe fatto nessuna assunzione dei precari (un centinaio di ingressi al luglio del 2011), a fine anno ne assumono a tempo indeterminato 19, un’altra decina li lascia a casa e proproga i rimanenti, con varie scadenze, al mese corrente.
Come se non bastasse vengo ora a sapere che la Same ha già inserito nuovi precari, ai quali farà percorrere lo stesso giro di giostra… Complimenti!!!
Dunque il lavoro c’era e c’è: eccome se c’è.
E allora, perchè allontanare dal lavoro e dal reddito gente che si è spesa per mesi alle catene di montaggio, che spesso si è adattata a vari lavori, che ha stretto i denti pur di garantire continuità di presenza, che non ha ricevuto sanzioni ufficiali e degne di nota sul suo comportamento?
Il problema per Same è uno solo: usare i lavoratori a somministrazione non per coprire i “picchi produttivi”, ma per fare una banale selezione del personale, con criteri che lascio facilmente immaginare a chi solo ancora ha un briciolo di cervello e di dignità.
Il precario non deve ammalarsi, deve essere sempre disponibile, deve essere simpatico ai capi, non deve “esigere” i basilari diritti sindacali e umani di ogni cittadino, deve sempre o solo dire signorsì.
E’ questa la demoscrazia?
E’ questo il “radioso avvenire” che si prepara alle nuove generazioni?
Sono questi i limiti di “competitività” delle aziende instancabilmente denunciati da governanti, politicanti e sindacalisti collusi?
E perche questi temi non sono nell’agenda dei tavoli sulla riforma del mercato del lavoro?
Personalmente faccio parte di quella categoria dei cosidetti “tutelati” (ho 58 anni).
Bene.
Che tutti gli adetti ai lavori prendano nota.
Sono stato liquidato nel 2006 assieme ai miei colleghi da una multinazionale con “regolari” accordi sindacali.
Dal 2006 a oggi mi sono fatto 3 anni di moblità, intervallati da un lavoro a termine in una piccola impresa, 7 mesi come precario sempre alla Same nel 2008 (lasciato a casa per la crisi), altri 8 mesi alla Same come precario, nell’anno appena trascorso.
Reddito zero.
Prospettive meno che zero.
Quattro-cinque anni alla pensione (che chissà quando arriverà).
L’unica cosa “fissa” di questo paese è vedere a turno sempre i soliti noti fare quattrini ai danni degli oprai e dei disoccupati.
Attendo smentite, dati alla mano.
E infine un’ultima nota.
Il vostro giornale (Giornale di Bergamo) riportava il 16 novembre scorso una lettera firmata Rsu Fiom Same e Fiom Treviglio, nella quale si dichiarava che i precari allora allontanati “sarebbero stati i primi ad essere reintegrati” qualora si “aprisse uno spiraglio”.
I precari sono qui in attesa.
Graziano Giusti, ex precario same